Del 28 Febbraio 2024 alle ore 21:53

Dopo le cronache, i dilemmi e i gossip da social con risvolti giudiziari annessi su Chiara Ferragni, sembra giunto il momento di una riflessione sul fenomeno dei blogger influencer.

La domanda è “perchè i Ferragnez e non il nulla”? O loro sono il nulla mediatico per eccellenza?

Gli Uffizi di Chiara: indeterminatezza e determinatezza

Basti pensare a Chiara Ferragni agli Uffizi: l’immagine è una figura in cui domina l’indeterminatezza: virtualità e rappresentazione, narrazione e realtà sono intimamente confuse.

Chiara Ferragni non parla, appare, si mostra, è: gira le spalle alla Venere di Botticelli che assume un ruolo nello sfondo quasi a dire “ti sfido, sono l’icona” di oggi e non solo: “sì sono io: Chiara Ferragni”.

E ancora”io me lo posso permettere: non la guardo, siete voi a guardare me, è il mondo che mi guarda e vuole guardarmi e riguardarmi e guardarsi in me: sì siamo due sguardi il mio e il vostro in primo piano e davanti al mitico capolavoro.

 La Signora che ha l’oracolo sui social

“She” non dice e non nasconde, ma accenna: é Chiara: non parla, appare, si mostra, é.

Gira le spalle alla Venere che appare in secondo piano, nello sfondo, quasi a sfidare l’arte ed imporsi.

L’immagine è Chiara: una figura in cui l’indeterminatezza del senso dipende da differenze che convergono.

Moda, massa, mondo e l’individuo-corpo

 Moda, massa, mondo e l’individuo-corpo qui si incontrano: la moda si forma attraverso ogni individuo che la indossa e la ricrea sulla propria pelle infatti si dice come “ti sta bene” o “non ti sta bene” ovvero la s’indossa e la si porta su questo o quel corpo in modo differente.

Ognuno crea, a modo suo, il capo che indossa proprio come indossa il proprio corpo.

L’individuo tenta, seguendo la moda, di interpretarla e la figura diventa antagonista al linguaggio che la descrivere: s’impone il primato del corpo ed ogni corpo si rende differente pur nell’indossare lo stesso capo.

Lo spazio-tempo dei social ovvero lo human-tech-space

Se la mente si dibatte, senza trovare risposte univoche, nella domanda delle domande “posso io capire me stessa all’interno del mio spazio-tempo” ovvero come osservare se stessi nell’ “oggettivarsi” e “guardarsi” all’esterno come accade in tante altre riflessioni sul mondo, ebbene la vita nell’info-spazio-tempo, in cui siamo voluttuosamente immersi, costituisce una dimensione nuova con cui la mente si confronta.

Come si è  passati dalla geometria euclidea alla non euclidea, ora siamo già in altre dimensioni: si va dalla quantica del gatto di Schoedigher a quella topologica: le Singolarità si offrono per uno sguardo nuovo sullo human-tech-space.

Un’interpretazione di Chiara Ferragni

Pensare di offrire un’interpretazione di Chiara con utensili consolidati e consegnati alla storia della critica, mostra solo l’urgenza di aprire un percorso di riflessione  “al negativo” per un “labor limae” che isoli e “indebolisca” quei topoi in cui tanti si riconoscono quali: “veicolo, per eccellenza, di merce” o “lei stessa merce tra merci”: diciamo subito “no thanks”.

Si abbandoni, poi, il termine corrivo che la identifica come “influencer” per giustificare solo pigrizia di pensiero come continuare ad insistere a paragonarla a pura merce o apostrofarla “è lei merce”.

Già fatto? Bene, ora si può procedere, con meno gravami, a vedere Chiara in modo più chiaro.

I social fanno tutt’uno con gli Eventi oscurano i media classici-tv-radio-stampa che si vedono costretti a rincorrerli arrivando spesso secondi.

Resta vano continuare a ragionare solo in termini di influencer e di dominio dei social: l’orizzonte è ben altro, siamo, con Chiara, ad una costellazione inedita di “topoi narrativi” da esplorare: sempre pronti a farci sorprendere e mai paghi della meraviglia.

Chiara Ferragni: nuova cantastorie

“She” racconta storie come una volta facevano i cantastorie girovagando per i paesi e non è solo autrice ma coautrice insieme a chi la segue e la legge.

L’unicità dei social risiede in questa bidirezionalità tra gli attori che abitano lo spazio-tempo virtuale e i followers oi visitatori: qui non domina solo l’autore, è il dialogo che cambia la scena e la dirige.

Sociologi, massmediologi e chi ne ha più ne metta non possono cavarsela assimilandola ad una multinazionale della merce.

La categoria di merce, come unico strumento interpretativo, non risulta più consona e/o pienamente confacente a rendere ragione delle ragioni della nascita ed affermazione degli influencer.

 La moda dopo Barthes

La moda è la vertigine: è idea, è Evento: divertissement in omaggio a R. Barthes.

Quello dei vestiti è un sistema di segni, un linguaggio: il vestito significa, agisce. La lingua e la moda hanno molto in comune.

Se si considera ogni singolo elemento come elemento di un sistema più grande (la moda intera) e lo si analizza si possono rintracciare sintagmi e paradigmi del linguaggio dei vestiti, del sistema della moda.

Paradigma è sinonimo  di scelta di un “qualcosa”: ogni mattina, di fronte all’armadio, “scegliamo” cosa metterci. Operiamo una selezione, in base ai criteri più disparati: condizioni del tempo, mode del momento, stato d’animo.

Sintagma vuol dire combinazione, associazione, compresenza: giacca e camicia, borsa e cappotto, cappotto e scarpe, cintura. Possiamo effettuare associazioni in base a forme, colori, stereotipi:stile alternativo, stile estivo o invernale. I sintagmi variano molto velocemente del tempo eppure la moda resta.

E la moda ha bisogno della fotografia che riproduce all’infinito ciò che ha avuto luogo una sola volta: essa ripete ciò che non potrà mai più a ripetersi esistenzialmente.

In essa, l’avvenimento non si trasforma mai in altra cosa: essa riconduce sempre il corpus di cui ho bisogno al corpo che io vedo; è il Particolare assoluto, la Contingenza sovrana, la Tyché, l’Occasione, l’Incontro, il Reale nella sua espressione infaticabile.

Davanti all’obiettivo io sono contemporaneamente: quello che io credo di essere, quello che vorrei si creda io sia, quello che il fotografo crede io sia, e quello di cui egli si serve per far mostra della sua arte.

Essendo la moda una traversata di codici, niente ne può arrestare il viaggio:impossibilità di vivere al di fuori della moda perchè la moda fa il senso, il senso fa la vita. Singolare cosmonauta, la moda sembra attraversare mondi e mondi. E’ uno stesso infinito viaggio:dalla moda potrei risalire alla mano, alla nervatura, alla pulsione, alla cultura del corpo, al suo godimento… impegna l’uomo nella sua interezza.

I significati passano, la moda resta perchè s’inventa senza tregua: s’impadronisce di tutto: le morali e le estetiche

La moda è il Mito: il linguaggio del primo tende a trasformare, il linguaggio dell’altro a eternare.

Tramite la moda: siamo ammaliati, stregati, il tempo, la legge, la proibizione: niente si esaurisce, niente si desidera: i desideri sono aboliti perché sembrano essere definitivamente appagati.

La moda è una creazione d’epoca, concepita appassionatamente da artisti consumata nella sua immagine, se non nel suo uso, da un popolo che si appropria con essa di un oggetto perfettamente magico.

La moda è la vertigine: è idea, è evento.

“L’immagine della donna in pubblicità ha in sé le valenze di identità e differenza:

-identità perché accoglie e seduce

-differenza perché si presenta come altro da sé, come figura che oltrepassa ogni limite prestabilito.

Nella pubblicità c’è la coesistenza di mondo virtuale e mondo reale: abolire uno di questi mondi elimina la sua funzionalità e seduzione: il prodotto è rappresentato come a portata di mano e nello stesso tempo come esclusivo.

Queste caratteristiche si fondano su una differenza congeniale all’immagine della donna che appare comprensibile e però evidenzia “distanza” e “differenza”.

Il senso dell’osservatore si trova frantumato e nel contempo si identifica: si crea, di conseguenza, una distanza e l’esigenza di superarla.

Come nella percezione gestaltica la figura femminile possiede una varietà d’immagine: figura della socialità o archetipo o visione mitica.

In ognuna di queste rappresentazioni convergono tutti gli altri aspetti: si ha nell’immagine femminile una duplice stabilità visiva come nella percezione gestaltica: mentre afferma la valenza di un suo aspetto fa emergere nel contempo una multistabilità percettiva.

L’ermeneutica dell’immagine sarà la descrizione di un linguaggio che non esaurisce le valenze significative della figura e che sono pura “differenza” dal linguaggio” (Giacinto Plescia).

 

L’articolo Chiara Ferragni dopo la cronaca ed i gossip è già apparso su Il Corriere Nazionale.

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